Qualcuno di voi sono sicuro che ricorda ancora il proprio nick su MSN. Forse una frase presa dalla canzone del momento, magari con qualche simbolo a caso piazzato nel mezzo.
Pochi però hanno idea di dove sia finita quella chat. E ancora meno sanno dove siano finiti i loro messaggi, le foto e i blog di quegli anni.
Ho ripercorso otto piattaforme che hanno segnato i primi anni Duemila. Per ognuna trovate il ricordo, il momento d'oro, come è finita e se esiste ancora. E in fondo c’ho messo pure una lezione utile a chi oggi affida i propri contenuti a un servizio gratuito. Che fine faranno tra vent'anni?
ICQ: un numero da imparare a memoria
Il ricordo. Un suono breve, “uh-oh”, e un fiore verde nella lista dei contatti. Ogni utente aveva un numero personale, chiamato UIN. Pensatelo come un numero di telefono per la chat: per trovare un amico dovevate conoscere il suo. E più il numero era basso, più era prestigioso, perché significava che si era iscritti da tempo (MobileTime).
Il momento d'oro. ICQ nasce nel 1996 dall'azienda israeliana Mirabilis. Nel 1998 la compra AOL. Il prezzo varia a seconda delle fonti: circa 400 milioni di dollari per alcune, 287 milioni più bonus per altre (iClarified). Nel 2001 supera i 100 milioni di account registrati, cioè di iscritti, non necessariamente di utenti attivi (Punto Informatico).
Come è finita. A batterlo fu MSN. Era già dentro Windows e per aggiungere un contatto bastava l'email, senza dover ricordare un numero (Startmag). Nel 2010 AOL cede ICQ a un gruppo russo per 187,5 milioni di dollari, la metà di quanto lo aveva pagato. L'app per telefono viene tolta dagli store nel 2022 (TechSpot). Il 26 giugno 2024 il servizio si spegne, con un avviso di poche righe sul sito (Il Post).
Esiste ancora? Ufficialmente no. Esiste però “ICQ Reborn”, un progetto di appassionati con server propri, solo per Windows. I vecchi numeri e i vecchi contatti non si recuperano (Digitec). Al momento in cui scrivo è un progetto giovane: vedremo se avrà seguito.
Il vostro numero ICQ era vostro solo finché ICQ esisteva. Tenetelo a mente.
MSN Messenger: il nick come biglietto da visita
Il ricordo. Il nick era una decisione seria. Molti usavano versi di canzoni per dire al mondo come si sentivano. C'era il tasto “sto ascoltando”, con il rischio di mostrare a tutti la canzone sbagliata (Press and Journal). E c'era il computer in salotto, con un genitore che alzava il telefono di casa e faceva cadere la connessione (Egyptian Streets).
Il momento d'oro. Nasce nel 1999. Con la versione 7 (2005) arriva il “Nudge”, che faceva vibrare la finestra di chi non rispondeva. Microsoft dichiarava allora oltre 100 milioni di utenti al mese (01net). Una falla permetteva di mandare nudge a raffica, il famoso “nudge bombing” (John Bokma).
Come è finita. Nel 2011 Microsoft compra Skype per 8,5 miliardi di dollari. Il 15 marzo 2013 chiude Messenger in tutto il mondo tranne la Cina, con ancora circa 100 milioni di utenti da trasferire su Skype (Blitz Quotidiano).
Esiste ancora? No. E anche l'erede ha fatto la stessa fine: Skype è stato ritirato il 5 maggio 2025, quando contava circa 36 milioni di utenti contro i 300 milioni di Teams (QuiFinanza).
In dodici anni lo stesso gruppo ha spento due volte la stessa idea di chat. Quando un servizio vi sembra eterno, ricordatevelo.
Napster: la musica sui computer degli altri
Il ricordo. Scaricare un brano in una serata intera, sperando che la connessione reggesse. Il funzionamento era semplice da spiegare. I file restavano sui computer degli utenti, mentre Napster teneva solo l'elenco di chi aveva cosa, come un elenco telefonico. Questa tecnica si chiama peer-to-peer, cioè “da pari a pari”.
Il momento d'oro. Lo crea Shawn Fanning, studente universitario. Il nome era il suo soprannome, legato ai capelli. Il socio Sean Parker lo aveva conosciuto in una chat (EBSCO). Il servizio parte nel 1999. Già nell'autunno di quell'anno ha circa 150.000 utenti e 4 milioni di brani (Salon).
Come è finita. Nel dicembre 1999 l'industria discografica americana fa causa. Poi arriva Metallica: trova su Napster una demo non ancora pubblicata, “I Disappear” (Ultimate Classic Rock). Il batterista Lars Ulrich porta negli uffici di Napster le liste stampate degli utenti, e trova i fan fuori con i cartelli (EBSCO). Il servizio si ferma l'11 luglio 2001. Seguono un risarcimento di 26 milioni di dollari e il fallimento nel 2002 (Il Post).
Esiste ancora? Il nome sì, il resto no. Passa a Roxio, poi a Best Buy, poi a Rhapsody, che nel 2016 prende il nome Napster. Oggi è un servizio di musica in abbonamento. Nel marzo 2025 il marchio viene comprato per 207 milioni di dollari da Infinite Reality, che vuole farne una piattaforma sociale per artisti e fan (Resident Advisor).
MySpace: la Top 8 e il primo amico Tom
Il ricordo. Profili personalizzabili con un po' di codice HTML, musica che partiva da sola, e la Top 8: gli otto amici in bella vista. Escludere qualcuno era un piccolo dramma. Chi si iscriveva trovava già un amico, Tom Anderson, cofondatore, che spiegava come funzionava il sito (Today I Found Out).
Il momento d'oro. Nasce nell'agosto 2003. Nel 2006 supera Google come sito più visitato negli Stati Uniti. Nel 2005 News Corp lo compra per 580 milioni di dollari (The Source).
Come è finita. Nel 2009 Facebook lo supera negli utenti mensili (SlashGear). Nel 2011 viene venduto per 35 milioni di dollari. Il colpo più duro arriva nel 2019. Dopo una migrazione di server, MySpace ammette di aver perso la musica caricata tra il 2003 e il 2015: oltre 50 milioni di brani di circa 14 milioni di artisti, secondo una stima, e senza una copia di sicurezza (MIT Technology Review). L'Internet Archive ha poi pubblicato 450.000 brani recuperati (TechCrunch). Alcuni critici sospettano che non sia stato un incidente. È un sospetto, non una prova.
Esiste ancora? Sì, di proprietà di Viant, azienda di pubblicità online (Revenue Memo). I proprietari hanno lasciato intendere un rilancio, senza date (Euronews).
Orkut: scraps, testimonials e le lan house brasiliane
Il ricordo. Gli “scraps”, messaggi lasciati sul profilo degli amici. I “testimonials”, piccole lettere pubbliche. Le comunità tematiche e i pupazzetti dell'app BuddyPoke (Tecnoblog). In Brasile molti lo usavano dalle lan house, i locali con computer a noleggio (BP Money).
Il momento d'oro. Lo crea nel gennaio 2004 Orkut Büyükkökten, ingegnere di Google, come progetto personale. In Brasile resta più popolare di Facebook fino al 2012 (TechCentral). Il fondatore parla di oltre 300 milioni di persone nel mondo, 30 milioni solo in Brasile (A Tarde).
Come è finita. Google lo chiude il 30 settembre 2014, puntando su YouTube, Blogger e Google+ (Punto Informatico). Le comunità pubbliche restano consultabili in un archivio, ma non si può più scrivere (Cult of Mac).
Esiste ancora? Come archivio, sì. Nell'aprile 2022 il sito orkut.com è tornato online con un messaggio del fondatore. Nell'ottobre 2026 lui ha pubblicato una lettera e una petizione per costruire una nuova rete (BP Money). Al momento è solo un'intenzione.
Second Life: il mondo parallelo che tutti volevamo visitare
Il ricordo. Un mondo in tre dimensioni, dove ognuno aveva un avatar, cioè un personaggio digitale che lo rappresentava. Potevate comprare terreni, aprire negozi, pagare in “Linden dollars”. A fine 2006 ne servivano circa 275 per un dollaro vero (Computing).
Il momento d'oro. Lo lancia Linden Lab il 23 giugno 2003. Nell'ottobre 2006 Reuters apre una redazione virtuale, con un giornalista-avatar chiamato “Adam Reuters” (Journalism.co.uk). Nel 2007 arriva anche l'Italia: la Farnesina inaugura un Istituto di cultura, Di Pietro compra un'isola, e la blogosfera protesta per lo spreco di risorse (Punto Informatico). Il Giornale è il primo quotidiano italiano ad aprire una sede, quando si parlava di 7 milioni di “abitanti”, 300.000 dei quali italiani (ilGiornale).
Come è finita. L'attenzione calò prima degli utenti. Già nel 2007 i dati comScore mostravano che gli accessi reali erano molto meno degli iscritti: molti entravano per curiosità e non tornavano (Punto Informatico).
Esiste ancora? Sì, ed è l'unico di questa lista che non ha mai chiuso. Per i 20 anni, nel 2023, Linden Lab dichiarava circa 750.000 utenti attivi al mese e 73 milioni di account creati dalla nascita (Linden Lab). Non ho trovato un dato più recente e affidabile, ma di sicuro provo a farci un giro al più presto e poi vi racconto.
Splinder: la casa dei blog italiani
Il ricordo. Un blog gratuito, in italiano, aperto in pochi minuti. Nel 2001, quando Splinder nasce, i blog italiani erano circa 900. Tra quelli ospitati c'era perfino quello di Platinette (Il Post).
Il momento d'oro. Dada lo compra nel 2006 per 5,6 milioni di euro. Arriva a ospitare circa 470.000 blog (ilGiornale).
Come è finita. Il 31 gennaio 2012 la piattaforma viene spenta. Il gruppo Banzai si era offerto di rilevarla, ma Dada rifiutò: le complicazioni tecniche e legali di una migrazione, disse, superavano quelle di una chiusura gestita (Punto Informatico). Il suo amministratore spiegò che gli utenti realmente attivi erano ormai qualche migliaio (Rockit).
Esiste ancora? In parte. Il blogger Massimo Mantellini definì cancellare quegli archivi “un piccolo grande delitto”: erano pagine della memoria della rete italiana (Il Post). Un gruppo di volontari, Archive Team, ha salvato i dati di oltre 1,3 milioni di utenti. Il salvataggio è però parziale (Archive Team).
Friendster: il pioniere che si è rovinato da solo
Il ricordo. È del 2002, prima di MySpace e di Facebook. Collegarsi ai vecchi amici era una novità.
Il momento d'oro. Nel 2003 rifiuta l'offerta di Google, circa 30 milioni di dollari (MIT Technology Review). Poi i problemi: pagine lentissime, che a volte impiegavano decine di secondi, e sei amministratori delegati in sei anni (ProductMint). Nel 2009 il traffico crolla. Un gruppo di ricercatori del Politecnico di Zurigo ha attribuito il declino a scelte di progettazione e problemi tecnici che hanno irritato gli utenti (Focus).
Come è finita. Nel 2009 viene venduto a una società malese. Nello stesso anno i suoi brevetti passano a Facebook. Il servizio chiude nel 2015 (ProductMint).
Esiste ancora? Come archivio parziale. Nel 2012 Archive Team ne ha salvato 20 milioni di account, per 14 terabyte di dati (Archive Team).
Perché spariscono (e cosa insegna a una PMI)
Le cause si ripetono. Un concorrente più forte, come Facebook per MySpace e Orkut. Scelte tecniche sbagliate, come per Friendster. Un proprietario che smette di crederci, come Microsoft con Messenger e Skype.
Per voi, in azienda, il punto pratico è un altro. Un servizio gratuito non vi dà nessuna garanzia sui vostri dati. Quando decide di chiudere, vi avvisa con qualche settimana di preavviso. O non vi avvisa affatto.
Un esempio concreto: un'azienda che oggi tiene il proprio catalogo, i contatti dei clienti o la cronologia delle conversazioni solo dentro una piattaforma altrui. Se quella piattaforma chiude, o sbaglia una migrazione come MySpace, non ha una copia da cui ripartire. Molti dei contenuti di Splinder e Friendster si sono salvati solo perché dei volontari li hanno copiati in tempo.
Un'esportazione periodica dei vostri dati costa pochi minuti. Rimediare dopo, spesso, è semplicemente impossibile.
E gli altri?
Qualche nome in più, in breve:
- Habbo: l'albergo virtuale per ragazzi. Nel 2024 ha lanciato una versione che riproduce l'aspetto del 2005 (Time Extension).
- Digg: rilanciato nel 2025 dal fondatore e dal cofondatore di Reddit, aperto al pubblico a gennaio 2026 e chiuso a marzo 2026, con i bot citati tra le cause (Wikipedia). Si parla di un nuovo tentativo, ma non ho trovato conferme.
- Badoo: risultava ancora attivo come app in una ricostruzione del 2020 (Genbeta).
Tre punti da ricordare
- Nessuna piattaforma è eterna. ICQ, MSN, Skype, Splinder: tutte hanno chiuso, spesso con poco preavviso.
- Il nome può sopravvivere senza il prodotto. Napster e MySpace esistono ancora, ma non sono più quello che ricordate.
- I vostri contenuti vanno tenuti anche altrove. Chi aveva una copia ha potuto ripartire; chi no, ha dovuto sperare nei volontari.
Una domanda per voi: quanti dei vostri contenuti di lavoro, oggi, esistono in un solo posto? Provate a esportarne uno questa settimana, solo per vedere quanto è facile.
