Prima di spiegarti perché ti scrivo e perché ti chiamo così, ho bisogno di farti alcune domande. Dimmi una cosa: sabato ti hanno spottato? O ti eri messo in stealth? E sei riuscito a lootare qualcosa? Ma soprattutto: adesso dove sei camperato, bro?

Ho visto che ti sei ripreso mentre gli altri sfasciavano tutto alle tue spalle. Forte. Quattordici secondi, quasi 100k di visualizzazioni. Più di settemila per ogni anno della tua vita. Davvero forte. Questa cosa ti svolta, giuro.

Però, ti scrivo perché penso che quei quattordici secondi non erano tuoi. E per dirti che forse neanche i tuoi quattordici anni, sono tuoi.

Maranza. Lo sai cosa vuol dire: maranza? Nello slang dei social siete voi ragazzi di strada, quelli che girano per la città in tuta e monopattino, fondamentalmente senza un cazzo da fare. No lavoro. No studio. Niente. Non è una cosa figa.

Alcuni lo usano con una sgradevole allusione alle origini o al colore della pelle: io no, non lo userei mai così. Per me maranza vuol dire solo: ragazzo disagiato che gira in gruppo, in cerca di un posto dove esserci, ma senza capire dov’è.

Lo sai nel mio lavoro che cos’è uno zombie? È un computer che qualcuno ha infettato con un virus. Chi lo ha infettato lo controlla a distanza, insieme a moltissimi altri e, tutti insieme, formano una botnet, cioè una rete di zombie che agiscono in gruppo, quando c’è da attaccare un altro bersaglio, vulnerabile come loro.

La cosa inquietante è che questi dispositivi infetti restano lì in silenzio senza fare danni, anche per molti anni, finché non arriva un comando di attivazione che li fa scatenare tutti.

A quel punto, centinaia di zombie mandano contemporaneamente migliaia di richieste ad un sito, ad esempio, e il sito crolla.

Il computer zombie non sa cosa sta facendo. Esegue qualcosa per cui è stato programmato.

Te lo scrivo perché guardandoti ho riconosciuto lo stesso schema, tale e quale. Un messaggio con data e luogo che gira su TikTok e nei gruppi Telegram. Un richiamo che arriva a centinaia di ragazzi che non si conoscono. Un bersaglio, le vetrine. E nessuno di voi che si faccia una domanda o cerchi di vedere il disegno intero: ognuno “pensa” solo il suo pezzetto di vita, alla sua strada, al suo video da postare.

Però tu, a differenza del computer, hai una testa. Hai la rabbia per un mondo dove tutto costa troppo, e chi ti dà torto? Hai la noia, che ti spinge dove succede qualcosa. Hai la voglia di essere visto. Ma il problema è che rabbia, noia e voglia di esserci sono proprio i bug che un buon manipolatore sa usare in circostanze storiche come questa. Non ti deve nemmeno infettare: gli basta diffondere disinformazione o alienazione e inviarti un invito al momento giusto.

Io penso che dietro questi richiami ci sia chi ha interesse a portare l'Europa nel caos. Penso che voi siate la manovalanza perfetta: giovani, in gruppo, senza un'ideologia e senza un capo, quindi non riconducibili a nessuno. Non c'è bisogno di essere un esperto di cybersicurezza o di geopolitica per vederlo: basta sapere come funziona una botnet. Basta sapere come funziona un adolescente.

Non è una mia fantasia. Il centro studi britannico RUSI descrive da tempo un modello di sabotaggio fatto di incarichi a distanza, affidati a freelance e facili da negare, la "gig economy" del sabotaggio (Sky News, che riporta il rapporto RUSI). L'intelligence ceca segnala che spesso i reclutati non sanno nemmeno per chi lavorano (European Pravda). E Europol parla di "violenza come servizio": adolescenti reclutati su Snapchat, Telegram e TikTok da bande che li usano come esecutori, con 280 arresti in un solo anno (Torre News).

Su Milano chi indaga sta ancora cercando le prove di una regia, anche se per il nostro governo al momento non ci sono altro che sospetti infondati. Salvini, soprattutto, insiste sul fatto che non c’è alcuna regia occulta.

Io penso invece che la regia occulta sia un fatto evidente, che il burattinaio sia abbastanza facile da individuare, che i fili sono quasi invisibili ma ci sono, e che voi siete quelli che ballano nel teatrino di Mangiafuoco.

C'è una cosa che a non tutti è chiara sulla strategia del burattinaio: lui non paga mai. Quasi l'80% dei 220 accompagnati in questura quel fine settimana era minorenne (Il Sole 24 Ore). I danni, secondo le associazioni di categoria, sono stimati in mezzo milione di euro e sono di negozianti, non di multinazionali anonime. Sono i titolari di una piccola attività, i commessi, le famiglie di chi ci lavora.

Chi spacca una vetrina risponde davanti a un giudice, con o senza un burattinaio alle spalle. Il tuo video resta in rete, e con quello il tuo volto. Chi ti ha invitato no: era un nome utente senza faccia. Tu gli hai creduto al punto tale da metterci la tua.

I servizi italiani osservano che in questi casi pesa più la fascinazione per la violenza che l'ideologia (L'Espresso). Se sei lì per noia o per i like, sei esattamente il bersaglio ideale per lui.

Chi vuole destabilizzare un Paese non ha bisogno di creare una piazza: gli basta trovarne una senza capi e farla sembrare più grande (Difesa Online).

Io non ti chiedo di smettere di arrabbiarti. Sarebbe innaturale, sono arrabbiato anch’io. Mi permetto però di darti un consiglio: fai sempre tre cose, piccole, che ti metteranno al riparo dalle conseguenze dalle tue scelte sbagliate, la prossima volta.

Prima di andare, chiediti chi ti ha invitato e che cosa ci guadagna. Se la risposta è "non lo so", stai già giocando nella squadra sbagliata, quella degli zombie.

Prima di inoltrare un video, chiediti a cosa serva davvero. Se capisci che serve a riempire una piazza, allora stai facendo esattamente il lavoro di chi la vuole piena.

E se hai davvero qualcosa da dire sul carovita, sui salari, sul futuro, dillo con la tua faccia e con il tuo nome. Chi usa i fili non sa che farsene, di un burattino che parla, soprattutto se prima di farlo ha il vizio di pensare...

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