Il 28 aprile 2025 Spagna e Portogallo sono rimaste al buio per circa dieci ore. Niente luce, ovvio. Ma anche niente internet: niente mappe, niente ricerche, niente tutorial. Milioni di persone hanno scoperto in un pomeriggio una cosa a cui non pensiamo mai: quasi tutto quello che "sappiamo" oggi sta su server lontani, di qualcun altro. Se domani la connessione sparisse per un giorno, cosa sapreste ancora fare?

Da questa domanda nasce Project NOMAD, un progetto gratuito che a marzo 2026 è diventato il più chiacchierato del momento tra gli sviluppatori di mezzo mondo. L'idea è semplice e affascinante: mettere una copia della conoscenza del mondo su un computer che avete già in casa.

Project NOMAD - Knowledge That Never Goes Offline
A self-contained offline server packed with encyclopedic knowledge, local AI, and essential tools, ready when the internet isn’t.

Un server della conoscenza in due comandi

Dietro NOMAD c'è Chris Sherwood, un esperto americano di reti molto seguito su YouTube con il canale Crosstalk Solutions. Ci ha lavorato per più di un anno insieme a uno sviluppatore, e il risultato è un software completamente gratuito: niente abbonamenti, niente registrazione, e soprattutto niente dati che escono dal vostro computer.

Come funziona? NOMAD trasforma un PC in un piccolo server domestico. Detta semplice: quel PC diventa una specie di sito web privato, che vive solo in casa vostra. Telefoni, tablet e altri computer collegati al vostro Wi-Fi possono consultarlo dal browser, come un sito qualsiasi — solo che funziona anche quando internet non c'è. Per installarlo bastano due comandi, e uno script automatico pensa a tutto il resto.

Il passaparola è stato travolgente: il 21 marzo 2026 NOMAD è arrivato primo nella classifica dei progetti del giorno su GitHub, la più grande piattaforma mondiale per il software libero, e oggi ha superato le 14.000 "stelle" — l'equivalente, per il mondo open source, di un posto in cima alla classifica dei bestseller.

Cosa c'è dentro e quanto spazio serve

NOMAD non inventa niente da zero. Fa una cosa più furba: prende alcuni dei migliori strumenti gratuiti esistenti e li mette insieme in un unico sistema facile da usare. Dentro trovate quattro grandi aree:

  • La biblioteca: Wikipedia, i 75.000 libri gratuiti di Project Gutenberg, manuali di primo soccorso, guide per riparare le cose.
  • Le mappe: la cartografia stradale di tutto il mondo (o solo dei Paesi che vi interessano), consultabile fino al nome della singola via.
  • La scuola: i corsi di Khan Academy e interi programmi scolastici, con i progressi salvati per ogni membro della famiglia.
  • L'assistente AI: facoltativo, e ne parliamo tra poco.

Quanto spazio serve? La Wikipedia inglese completa pesa circa 100 GB, ma esiste una versione ridotta da 11. Ogni contenuto si scarica a pacchetti, dal minimo indispensabile alla collezione completa: un disco da un terabyte basta per una biblioteca che una generazione fa avrebbe riempito un palazzo.

Un dettaglio da sapere: la vostra copia di Wikipedia è una fotografia scattata in un giorno preciso. Resta ferma a quel giorno finché non tornate online per aggiornarla. Per un'enciclopedia va benissimo; per le ultime notizie, no.

Nato per l'apocalises

Diciamolo chiaramente: NOMAD nasce con addosso un'estetica da fine del mondo. Il sito parla di "quando le infrastrutture falliscono", i giornali lo hanno ribattezzato "il computer della sopravvivenza", e il pubblico dichiarato include i prepper, le persone che si preparano attivamente a scenari di collasso. Per capirci: uno dei prodotti concorrenti si chiama proprio Doom Box, "la scatola del giorno del giudizio".

Questo tono catastrofista è, allo stesso tempo, il segreto del successo e il difetto maggiore del progetto. È il segreto del successo perché l'apocalisse fa notizia e accende la fantasia. Ed è il difetto perché rischia di far passare NOMAD per un giocattolo da survivalisti, roba da bunker e scatolette. Su Hacker News, il più noto forum tecnologico americano, qualcuno ha colto la contraddizione con una battuta: se il mondo è davvero crollato, chi ve la dà la corrente per far girare un server?

Giusto. Ma è la domanda sbagliata. Quella giusta è: quante volte capita di restare senza internet molto prima e molto più spesso della fine del mondo?

Quando la rete manca, ma il mondo non è finito

La risposta è: spessissimo, e in situazioni del tutto normali. È la parte più interessante emersa dalle discussioni online sul progetto, che hanno spostato NOMAD dal bunker alla vita di tutti i giorni.

Pensate a una barca a vela in mezzo al mare, a un camper in viaggio, a una baita di montagna senza copertura. Pensate a un rifugio alpino, a un cantiere isolato, a una casa nelle tante zone d'Italia dove la connessione va e viene. Pensate a chi viaggia o lavora in Paesi dove i governi spengono internet nei momenti di tensione politica: lì una biblioteca offline non è una fissazione, è uno strumento di lavoro. E pensate, semplicemente, a un blackout come quello iberico.

In tutte queste situazioni non è crollato proprio niente. La corrente c'è, il computer si accende. Manca solo la rete. "Estremo" non vuol dire catastrofico: vuol dire fuori dalle condizioni comode a cui siamo abituati.

E c'è un dettaglio che rende il discorso meno americano e più vicino a noi: dal marzo 2025 l'Unione Europea raccomanda ufficialmente a ogni famiglia di essere autosufficiente per 72 ore in caso di crisi — acqua, cibo, medicine, una radio. Un mese dopo quella raccomandazione, il blackout iberico l'ha resa molto meno teorica. Una copia locale del sapere essenziale è la versione digitale della scorta d'acqua in cantina: non serve credere all'apocalisse per tenerla in casa.

Un'assistente AI tutta vostra

Il pezzo più interessante per chi segue questo blog è l'assistente AI. È facoltativo — tutto il resto funziona anche senza — e gira interamente sul vostro computer grazie a Ollama, un programma gratuito che permette di usare modelli di intelligenza artificiale in locale, senza cloud. Ne abbiamo già parlato a proposito delle piccole imprese: qui il principio è lo stesso. Le vostre domande e i vostri documenti non escono mai da casa vostra. La privacy non è una promessa scritta nei termini di servizio: è il modo stesso in cui il sistema è costruito.

E c'è una chicca: potete caricare i vostri documenti — contratti, manuali, appunti — e farci domande in linguaggio naturale. NOMAD li ritrova per significato, non solo cercando la parola esatta. Un piccolo archivio intelligente, personale e privato.

Il conto da pagare è l'hardware: per un'AI veloce serve una scheda grafica dedicata (il progetto consiglia almeno una NVIDIA RTX 3060, sui 300 euro usata). La sola biblioteca, invece, gira anche su un PC vecchio di dieci anni.

Gratis, dove gli altri chiedono centinaia di dollari

Prodotti simili esistono già, ma si pagano: PrepperDisk costa tra i 199 e i 279 dollari, altri arrivano a 499 o 699. Quasi tutti sono piccoli computer chiusi, con contenuti decisi dal produttore e poche possibilità di ampliamento. NOMAD fa di più — l'AI, i contenuti scelti da voi, l'accesso per tutta la famiglia — e costa zero, con una licenza libera che permette a chiunque di usarlo e modificarlo.

Prepper Disk
An offline computer that gives your devices access to maps, Wikipedia, how-to guides, and hundreds of survival resources for any emergency.

Non è tutto perfetto, ed è giusto dirlo. Il progetto oggi è molto americano: le mappe e le guide privilegiano gli Stati Uniti, e il supporto alle altre lingue è ancora giovane (la Wikipedia italiana c'è, molte guide pratiche no). E per l'installazione serve un minimo di confidenza con Linux, o un amico che ce l'abbia. Il progetto però è vivo, cresce in fretta e ha una lista pubblica di miglioramenti in arrivo.

Resta il punto di fondo, che va oltre NOMAD: ci siamo abituati a un sapere in affitto, disponibile solo finché qualcun altro tiene accesi i suoi server. Progetti come questo ricordano che esiste un'alternativa — averne una copia in casa, come si faceva con le enciclopedie, ma con dentro l'intero scibile e un'assistente che lo sa consultare. Se in un ripostiglio avete un vecchio PC in attesa di essere rottamato, forse ha ancora qualcosa da dire. L'esperimento non costa niente: al massimo, avrete perso un pomeriggio. Al minimo, avrete guadagnato una biblioteca.

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