Se usate un assistente AI per scrivere offerte, riassumere riunioni o rispondere ai clienti, state usando un servizio che vive dentro un data center. Un data center è un enorme magazzino di computer accesi giorno e notte che consuma energia molto voracemente, un po’ come una piccola città.

Costruirne uno richiede terreni, permessi, elettricità e miliardi di dollari. Finché tutto questo è stato facile, nessuno ci ha fatto granché caso.

Ma dopo le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre non è più così, e questo riguarda anche chi i data center non sa nemmeno cosa sono o che forma hanno.

Per non dimenticare

Per capire dove ci stiamo per arenare o, peggio, infrangere conviene riavvolgere il nastro (che espressione da boomer, eh?) e ricordare che cosa ci ha fatto perdere la rotta portandocin in acque tanto pericolose.

Dopo la rielezione di Donald Trump i vertici delle grandi aziende tecnologiche USA hanno cercato un rapporto personale e diretto con lui. Ci sta, anche se puzza un po' di mafia oligarchica, solo che lo hanno fatto non con l'eleganza e la dignità del pezzo grosso che si relaziona da pari a pari, come sarebbe stato giusto che fosse, bensì strisciando letteralmente ai suoi piedi in maniera imbarazzante.

Tim Cook, amministratore delegato di Apple, ha donato 1 milione di dollari a titolo personale al comitato per l'insediamento del tycoon. Lo riportava Axios i tempi, insieme a altri impegni simili presi subitamente da Sam Altman di OpenAI, da Amazon e da Meta. Microsoft ha versato "solo" 500.000 dollari.

Cook è poi andato a consegnare a Trump una statuetta d'oro, gesto che ha dato un nuovo significato alla parola cringe.

Anche Meta ha cambiato rotta, con tutta la ciurma. Il 7 gennaio 2025 ha annunciato la vergognosa fine della verifica dei fatti da parte di organizzazioni indipendenti — il cosiddetto fact-checking — sulle sue piattaforme americane. Al suo posto sono arrivate le Community Notes, note scritte dagli utenti. Meta ha parlato allora di tutela della libertà di espressione. Ah ah ah ! Trump si è invece vantato del fatto che la svolta era probabilmente dovuta alle sue minacce e il programma è stato chiuso negli Stati Uniti il 7 aprile 2025.

Ciascuna scelta ha le sue ragioni e i protagonisti le hanno spiegate. Rimane il fatto che l'industria ha puntato molto su un solo interlocutore e che lo ha fatto a spese della propria reputazione, con un clamoroso danno di immagine autolesionista che avra senz’altro effetti per molti anni a venire su tutti brand e i loro capoccia.

Basta un voto per cambiare tutto

Il 3 novembre i Democratici hanno conquistato Camera e Senato. Hanno sottratto sette seggi del Senato ai Repubblicani e almeno ventiquattro distretti della Camera. Il Senato era a 54 a 44 secondo i conteggi del 4 novembre, con Mississippi e Alaska ancora da assegnare. Trump ha detto di essere pronto ad accettare i risultati. E vorrei pure vedere.

Il Texas è il simbolo di questa tornata elettorale. James Talarico ha battuto Ken Paxton ed è il primo democratico a vincere un seggio al Senato in Texas dal 1988. Gina Hinojosa ha sconfitto il governatore uscente Greg Abbott. Il Texas conta moltissimo per l'AI perché è lì che si sta costruendo una fetta enorme dei nuovi data center.

I numeri dicono quanto. Google ha annunciato 40 miliardi di dollari di investimenti in Texas fino al 2027. Secondo JLL, lo stato ha in costruzione 6,5 gigawatt, circa un quinto della nuova capacità nazionale. Un'analisi parla di circa un quarto della capacità di calcolo in arrivo entro il 2030, anche se è una stimada prendere co le pinze.

I data center sono diventati un tema politico

Non è stato un voto solo sui data center, ovviamente, ma sono stati un tema molto forte in campagna elettorale. Secondo gli exit poll di NBC, il 57% degli elettori pensa che l'AI farà più male che bene alla società.

Hinojosa ha promesso una moratoria (= uno stop temporaneo ai nuovi permessi), la fine dei sussidi al settore e l'obbligo per i costruttori di pagare per intero l'elettricità che consumano. Talarico chiede regole più severe. In Georgia, Keisha Lance Bottoms ha promesso una pausa temporanea.

Il malumore ha una spiegazione concreta: la bolletta. I sussidi fiscali texani ai data center dovevano costare 14,6 milioni di dollari. Il Senato statale ora li stima in 3,3 miliardi per il biennio 2028-29. Giusto per dire: ecco quelli che fanno gli anticomunisti con i soldi degli altri.

Nessuno ha il programma completo e sa davvero cosa e come cambierà. Va però detto che il ripensamento era iniziato già prima del voto anche tra i Repubblicani: a giugno Abbott aveva chiesto ai data center di non scaricare i costi sulle famiglie. Hinojosa ha definito quella svolta una mossa da campagna elettorale, si vede che la questione scottava già come brace sotto la cenere della pubblica opinone, pronta a divampare da un momento all'altro, come infatti è successo.

Anche l'impegno politico dei miliardari non è stato premiato. Elon Musk è stato il maggiore finanziatore noto di queste elezioni e, secondo CNBC, la sua scommessa da 224 milioni di dollari in Texas non è andata benisismo, per usare un eufemismo.

Mercoledì festa, giovedì crollo

I mercati hanno raccontato la stessa storia in due atti. Mercoledì Wall Street ha festeggiato la fine dell'incertezza: il Dow Jones ha guadagnato oltre 1.500 punti e le grandi tecnologiche hanno aggiunto 750 miliardi di valore. Giovedì il quadro è cambiato: il Dow ha perso oltre 1.800 punti e Fortune ha parlato del peggior ribasso tecnologico dal Covid. Sono dati di ieri, da prendere come fotografia di una giornata, ma sospetto che stanno già delineando un trend molto chiaro.

Chi ci ha smenato di più? Non tutti i protagonisti sono uguali. I grandi operatori del cloud (i «supermercati del calcolo», come Microsoft e Amazon) hanno retto meglio. Soffrono di più le cosiddette neocloud: società che affittano potenza di calcolo e che si indebitano per comprare i macchinari. È un po', per capirci, come chi compra a rate un forno gigantesco sperando che i clienti non mancheranno mai. CoreWeave aveva 51,6 miliardi di debito a fine giugno. Oracle ha preso a prestito oltre cento miliardi per costruire data center e le sue obbligazioni sono vicine alla soglia dei titoli «spazzatura».

Servono però tre cautele su questo tema:

  • Primo: il malessere precedeva già da un po' il voto. Il paniere AI di Goldman Sachs aveva già perso il 15% in ottobre, non è solo effetto del midterm.
  • Secondo: nuove leggi democratiche richiederebbero comunque la firma di Trump, al momento, se non viene avviata rapidamente una procedura di impeachment, ma non me ne intendo, mi terrò informato.
  • Terzo: le stime sull'impatto sono molto diverse. UBS vede a rischio circa il 30% delle nuove capacità del 2028, mentre Nomura prevede effetti soprattutto dopo quella data.

Infine, la politica non ha ancora detto l'ultima parola. Il senatore Ed Markey ha avvertito i dirigenti tecnologici che il nuovo Congresso invierà molte richieste di testimonianza. Quindi è tutto molto aperto e soprattutto la odmanda di AI è tlamente crescente che anche chi dovesse guidare la retromarcia lo dovrà fare in maniera ponderata e ragionata.

E per una PMI italiana, che cosa cambia?

Nell'immediato, probabilmente poco o nient. Nessun fornitore chiuderà domani. Ma ci sono sicuramente alcuni effetti da tenere d'occhio.

Il costo dell'AI e del cloud nasce da data center, energia e debito. Se la costruzione rallenta, la capacità disponibile cresce più piano e i prezzi potrebbero salire. Questa è una possibilità, non una cerrtezza, ovviamente.

Poi c'è la dipendenza. Più AI entra nei vostri processi, più dipendete da pochi fornitori, e un fornitore indebitato è più fragile di uno solido.

Infine ci sono le regole: le norme sull'AI e sull'energia in arrivo potrebbero cambiare i contratti. Oppure no, non lo sa nessuno, al momento.

La mossa sensata è semplice: non legare l'azienda a un solo fornitore, conservare i vostri dati in formati portabili e leggere con attenzione le clausole sui prezzi. E provare ad esplorare anche la via dell'AI locale sicura, con un fornitore affidabile, esperto e competente.

Riassumendo

  • I data center sono diventati politica. Dopo il voto, moratorie, sussidi e bollette sono questioni su cui Big Tech dovrà confrontarsi.
  • Il rischio non è uguale per tutti. Reggono meglio i grandi operatori, soffrono i soggetti più indebitati. Parte del malessere dei mercati precedeva le elezioni.
  • Per voi conta la prudenza. Un servizio AI è utile finché è disponibile e conveniente: tenete un piano B.

Un esperimento da provare questa settimana: elencate i tre servizi AI o cloud da cui dipende di più la vostra azienda. Per ciascuno, che cosa fareste se il prezzo salisse del 100%?

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